Voilà, les Tea Party
“L’arte della tassazione – diceva Jean-Baptiste Colbert nel Diciassettesimo secolo – consiste nello spennare l’oca in modo da ottenere il massimo delle penne con il minimo di starnazzi”. Quattro secoli dopo, in Francia, il problema del presidente della Repubblica e del capo del governo (i socialisti François Hollande e Jean-Marc Ayrault) è che le oche si sono messe a starnazzare con forza. Addirittura con violenza, nel caso dei contadini e degli autotrasportatori bretoni che nelle ultime settimane hanno prima calzato i “berretti rossi”, poi lanciato di tutto contro caselli autostradali e forze di polizia, e infine spinto il governo a fare un passo indietro sull’“ecotassa”.

“L’arte della tassazione – diceva Jean-Baptiste Colbert nel Diciassettesimo secolo – consiste nello spennare l’oca in modo da ottenere il massimo delle penne con il minimo di starnazzi”. Quattro secoli dopo, in Francia, il problema del presidente della Repubblica e del capo del governo (i socialisti François Hollande e Jean-Marc Ayrault) è che le oche si sono messe a starnazzare con forza. Addirittura con violenza, nel caso dei contadini e degli autotrasportatori bretoni che nelle ultime settimane hanno prima calzato i “berretti rossi”, poi lanciato di tutto contro caselli autostradali e forze di polizia, e infine spinto il governo a fare un passo indietro sull’“ecotassa”. L’esecutivo ieri spiegava che non siamo di fronte a una ritirata, ma a una dose aggiuntiva di “dialogo”, fatto sta che la tassa che dal prossimo gennaio avrebbe dovuto colpire i camion oltre le 3,5 tonnellate, per 13 centesimi al chilometro, sarà emendata. Non sarà troppo felice Autostrade per l’Italia, il gruppo che controlla al 70 per cento Ecomouv, la società che ha già installato i varchi per i controlli su strada; tirano invece un sospiro di sollievo i contribuenti transalpini. Che già la settimana scorsa avevano scampato, dopo sollevazioni di parlamentari e cittadini, inasprimenti fiscali sul risparmio. L’elettorato, comunque, ha dovuto accettare un aumento dell’Iva: l’aliquota principale passerà dal 19,6 al 20 per cento, quella intermedia dal 7 al 10. Su internet sono tornati a farsi sentire pure i “Piccioni”, imprenditori anti confindustriali e anti tasse, allarmati da emendamenti che aggravano le imposte sui capitali. Per non parlare dei francesi che “votano” con i piedi, dandosela a gambe: secondo gli ultimi dati disponibili rilanciati dal Monde, nel 2011 in 35 mila hanno lasciato il paese per ragioni fiscali, 13 mila in più che nel 2010. D’altronde, coma ha scritto il Sole 24 Ore, “la pressione fiscale teorica media – al lordo delle detrazioni – ha battuto un nuovo record con il 46 per cento a fine 2013 (era del 42 nel 2009)”. Il tutto per alimentare la spesa pubblica crescente e ridurre il deficit che però diminuisce più lentamente del previsto. Le tasse non sono un buon surrogato della crescita.